Archivio della categoria: Film

Una pura formalità di Giuseppe Tornatore

Mercoledì 16 maggio: «Versilia: il male e il tempo»
21’00: «Una pura formalità» Italia, 1994, di Giuseppe Tornatore

Abbandonato il taglio “turistico-italiano”, questa volta Tornatore racconta una storia che parte sottotono e diventa complessa, fin troppo. Tra incubo e giudizio divino, tra purgatorio e fantasmi del passato. Della trama è meglio non svelare tutto. Basti sapere che un uomo, durante un tremendo temporale, viene condotto davanti a un commissario.

È sospettato di omicidio e, nonostante neghi tutto, esistono molti indizi su di lui. Eccellente la recitazione di Polanski, misurato e pieno di sfumature. Bravo Depardieu, che riesce ad adattarsi a qualsiasi ruolo. Rubini ricorda molto il personaggio del suo primo film come regista, La stazione. (mymovies.it)

Seven di David Fincher

Venerdì 18 maggio: «La trilogia del male»
Film: «Seven», Stati Uniti, 1995, di David Fincher

Dal romanzo di Andrew Kevin Walker. Ci sono sette delitti ispirati ai sette peccati capitali. Un obeso (la gola) viene ucciso col cibo. Un avvocato famoso per l’avarizia, prima di essere ucciso è stato costretto a mangiare un pezzo di se stesso. E così via per le altre vittime, che vengono uccise secondo la pena del contrappasso rispetto agli altri peccati capitali: accidia, superbia, ira, lussuria, invidia. Incaricati delle indagini sono il giovane Pitt e il vecchio Freeman. Il primo è arrabbiato e insofferente, l’altro fatalista e metodico. Pitt ha anche una moglie che aspetta un bambino, ma lui non lo sa. Indagano in un’atmosfera di violenza inverosimile, quasi inedita. Alla fine l’assassino si costituisce, ma solo per l’ultima, più tremenda beffa, ai danni del poliziotto giovane. Film particolare, regia che lascia un segno di novità grazie alla guida degli attori, all’impaginazione e alla gestione di una violenza nuova in un panorama dove le violenze sembravano esserci tutte. La fotografia aderisce alla storia con effetti di vera “angoscia cromatica”. Un film sulla via del culto anche da noi dopo il grande impatto americano. Pitt sempre diverso e bravo e poi Kevin Spacey, ormai il più grande cattivo del cinema. (mymovies.it)

Il segreto dei suoi occhi di J. Campanella

Giovedì 17 maggio: «La lotta contro il male di un eroe mongolo»
21’00: «Il segreto dei suoi occhi», Argentina, 2009, di Juan José Campanella

Benjamín Esposito è un assistente del Pubblico Ministero in pensione. Dopo una vita passata a rincorrere assassini decide di dedicarsi completamente alla stesura di un romanzo. Per farlo ripensa al vecchio caso Morales degli anni Settanta, archiviato dalla polizia negli scaffali polverosi dello stato, ma per lui rimasto sospeso in un tessuto di pensieri senza possibilità di scioglimento. La morte della ragazza, stuprata e uccisa brutalmente da un conoscente che rimarrà impunito, lascia nello sconforto Ricardo Morales, il novello marito, apparentemente tranquillo ma in fondo assetato di vendetta. Nel percorso all’indietro di Esposito, si inserisce anche l’amore per Irene, segretaria del Pubblico Ministero, sentimento nato e negato, mai vissuto.
Intrappolare Il segreto dei suoi occhi in un solo genere ben codificato sarebbe un’operazione semplicistica e fuorviante. Il film di Juan José Campanella è un thriller dalle implicazioni legali, ma è anche un’opera sentimentale sull’amore impossibile, oltre che una storia politica di denuncia morale. La complessità del racconto, tesa alla dimostrazione dell’impotenza dell’uomo di fronte alla morte, non soffoca però le emozioni ma le incanala in un ingranaggio di sequenze che svela, attraverso i dettagli, la profondità delle trepidazioni dell’anima.
L’assassinio di una giovane sposina innocente apre ferite laceranti a chi rimane in vita. E finisce per trasformarsi in un’ossessione non solo per il marito rimasto vedovo, ma anche per Esposito, in qualche modo anch’esso vedovo di un amore sfiorato ma non posseduto. Ritmato dalla presenza di fotografie rivelatrici (Eros e Thanatos negli occhi di chi è ritratto), l’andamento narrativo stempera la gravità del tema della morte, inserendo momenti di leggerezza di grande raffinatezza stilistica, dettati dall’ironia.
Gli avvenimenti si concatenano l’uno con l’altro, scorrono lungo la via del tempo, mettendo a fuoco un particolare momento storico (la dittatura militarista argentina tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta) ma, nell’operazione, si inserisce anche la volontà di rappresentare una storia piccola, tenuta in piedi da pochi personaggi, per riflettere sul comportamento umano universale.
Questo equilibrio tra privato e pubblico è la forza del film, un contenitore di emozioni che rimane nascosto dentro le mura di stanze buie e palazzi squadrati (le scene importanti sono girate in luoghi chiusi, ad esclusione del piano sequenza allo stadio), ambientazioni simboliche – prigioni più che case ospitali – che racchiudono l’ansia del vivere, in attesa di essere raccontata. Anche attraverso la scrittura di un libro. (mymovies.it)

«La finestra sul cortile» di Alfred Hitchcock

Venerdi 12 maggio
Ore 21.00: film «La finestra sul cortile» (Rear Window) di Alfred Hitchcock, Stati Uniti, 1954, con James Stewart, Grace Kelly, Thelma Ritter, Raymond Burr.

Al fotoreporter L.B. Jefferies manca solo un’ultima settimana di convivenza con un’ingessatura alla gamba sinistra prima di poter tornare ai reportage d’assalto. Una settimana di una calda estate durante la quale, oltre alle cure dell’infermiera Stella e alle attenzioni della bellissima compagna Lisa Freemont, Jefferies passa il tempo affacciato alla finestra del suo appartamento a scrutare le abitudini dei vicini di casa. Fra questi, c’è una coppia di sposi novelli, una giovane e graziosa ballerina, un pianista tormentato dal fallimento, una coppia di coniugi con cane che dormono all’aperto, una donna affranta dalla solitudine e, soprattutto, un tranquillo uomo di mezza età che si prende cura della moglie malata. Quando questa improvvisamente scompare, Jefferies comincia a spiare sempre più ossessivamente i comportamenti dell’uomo, convinto che in quell’appartamento sia avvenuto un omicidio.
Soffermarsi a guardare i propri vicini dalla finestra era una pratica incurante prima che Alfred Hitchcock ci obbligasse a confrontarci con essa. Se con Psycho diverrà problematico perfino fare una doccia, già con La finestra sul cortile la vista sul vicinato non è più solo un’apertura innocente, ma il presupposto per tramutare un’innocua abitudine in momenti di raggelante tensione, per giocare con le pulsioni quotidiane e trasformarle in qualcosa di perturbante. Ancora una volta per il regista britannico l’avvincente trama gialla è quindi solo la superficie, l’involucro di una complessa architettura che affonda le sue fondamenta nel piacere della visione e nelle passioni dello sguardo.  (fonte)

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«Stand by me» di Rob Reiner

Mercoledì 10 maggio
Ore 21.00: film «Stand by me» (Ricordo di un’estate) di Rob Reiner / soggetto: Stephen King Stati Uniti, 1986, con Wil Wheaton, River Phoenix, Richard Dreyfuss.

Un semplice, ma ricco film tratto da un romanzo di Stephen King. Quattro ragazzi, il tenero Gordie Lachance, il saggio Chris Chambers, Teddy Duchamp occhialuto estroverso e Vern Tessio, il ciccione pauroso (tutti con problemi con il padre) decidono un giorno di partire da Castle Rock, nell’Oregon dove abitano, per una escursione verso il bosco, incamminandosi lungo i binari della ferrovia. L’occasione è anche eccitante, Vern ha sentito il fratello parlare con un amico del ritrovamento del corpo di un ragazzo. Battendo sul tempo una banda di ragazzotti, i giovani esploratori incappano nel cadavere. (fonte)

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«Frank Costello, faccia d’angelo» di J.P. Melville

Giovedì 11 maggio
Ore 21.00: film «Frank Costello, faccia d’angelo» di J.P. Melville, Francia, 1967, con Alain Delon, Nathalie Delon, François Périer.

Frank Costello detto il “samurai”, libero professionista della mala, ha appena portato a termine un “contratto”, ma i suoi datori di lavoro si comportano ambiguamente. Intanto la polizia è sulle sue tracce. Preso fra due fuochi, Costello decide di saldare i conti con quelli della “mala” prima di consegnarsi al piombo dei poliziotti.

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«Cacciatore di teste» di Morten Tyldum

Roger Brown ha costruito una piccola fortuna con la sua attività criminale. Essendo il migliore cacciatore di teste di tutta la Norvegia, viene reclutato per diversi colpi che gli garantiscono di mantenere la bella casa in cui vive e la galleria d’arte di cui si occupa la moglie Diana. Quando conosce l’olandese Clas Greve, scopre che questi, oltre ad essere il candidato alla presidenza di un’importante compagnia, ha anche in casa uno dei quadri di Rubens più ricercati della storia dell’arte. Desideroso di impossessarsene per acquisire maggiore sicurezza e indipendenza economica, Roger ne pianifica il furto ma finisce con il mettersi in grossi guai.

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«I diabolici» di Henri-Georges Clouzot

In un collegio per ragazzi alla periferia di Parigi, la direttrice Christina Delassalle, malata di cuore, è tiranneggiata dal marito fedifrago Michel, che l’ha sposata otto anni prima solo per interesse. L’amica Nicole, amante del marito, la convince che l’unico modo per liberarsi, entrambe, della violenza dell’uomo è di ucciderlo. Nicole ha in mente il piano perfetto: durante la chiusura del collegio per un weekend lungo, le due donne andranno nella città natale di Nicole, Niort, a quasi dieci ore di auto da Parigi, e attrarranno lì Michel, per annegarlo e riportarne poi il cadavere al collegio per farlo ritrovare nella piscina. Il piano viene messo in opera, ma al ritorno al collegio strani fatti cominciano ad accadere: la scomparsa del cadavere e una serie di misteriose apparizioni fanno precipitare Christina, rosa dal senso di colpa, in un vortice di terrore.

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«Non uccidere» di Krzysztof Kieślowsk

Decalogo 5 è il quinto dei dieci mediometraggi realizzati dal regista Krzysztof Kieślowski per la TV ed ispirati ai dieci comandamenti.

Jacek è un poco di buono. È un teppista, un vandalo, completamente privo di senso morale. Piotr, invece, è un uomo dai sani principi, che crede nella giustizia ma non nella pena capitale, che considera inutile: sin dai tempi di Caino, considera, nessuna pena è mai stata un valido deterrente. Jacek, senza alcun motivo apparente se non per la propria malvagità, uccide un taxista, un uomo comunque sgradevole come lui. Viene arrestato e tocca proprio a Piotr, appena diventato avvocato, difenderlo in tribunale. Tutto è inutile, e Jacek viene condannato. Piotr si sente in colpa: forse poteva fare di più, forse poteva aiutare quel ragazzo. Ma la condanna è decisa: pena di morte. Prima dell’esecuzione, Jacek chiede di parlare con Piotr. L’assassino non sembra più così malvagio, chiede all’avvocato di parlare con la madre, dopo l’esecuzione, e farsi seppellire nella tomba di famiglia. Le parole sono pugnalate nel cuore di Piotr, che è ancora convinto che la pena capitale sia una barbarie. Quello che avverrà dopo, non farà che confermarglielo. Jacek, all’ultimo secondo, infatti, si ribella all’impiccagione a cui è stato condannato: scalcia e cerca di fuggire. Tutti gli sono addosso e lo bloccano, proprio come lui era stato addosso bloccando il taxista mentre l’uccideva. Sembra non esserci alcuna differenza fra l’omicidio commesso da Jacek e quello commesso dallo Stato.

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«Il senso di Smilla per la neve», di Bille August

01508501Giovedì 7 maggio 2015
Ore 21.00: film «Il senso di Smilla per la neve»,
di Bille August, Ger-Dan-Sve, 1997, con Julia Ormond,Gabriel Byrne, Richard Harris e Vanessa Redgrave.

Nata in Groenlandia, la giovane Smilla Jasperson, attiva e indipendente, oggi vive e lavora a Copenaghen, sentendosi ancora molto legata alla propria cultura d’origine. Un giorno, sul tetto del palazzo dove abita, viene trovato morto a faccia in già sulla neve Isaiah, un bambino di sei anni, figlio di un’alcoolizzata groenlandese rimasta vedova, che era da tempo l’unico vero amico di Smilla. La polizia liquida subito il caso come un semplice incidente, ma Smilla, osservando le tracce sulla neve del bambino, capisce che sono state lasciate sotto l’effetto della paura e non del gioco. Comincia allora ad indagare personalmente e subito scopre che Juliane, la madre groenlandese di Isaiah, in seguito alla morte del marito avvenuta per una misteriosa esplosione durante un viaggio esplorativo in Groenlandia, riceve una pensione di vedova stranamente alta da parte dei datori di lavoro del marito, che fanno capo ad una potente società. Superando anche l’ostilità del padre Moritz, affermato medico, e grazie all’aiuto di un giovane che vive nel suo palazzo e ne diventa poi l’amante, Smilla ricostruisce vicende di una missione segreta di trenta anni prima e, imbarcatasi di nascosto su una nave laboratorio, torna su quei luoghi tra i ghiacci. (fonte)


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