Enrico Vanzina

Mercoledì 24 novembre 2021 – 18:30
Incontro con Enrico Vanzina e Andrea Vitali: “Milano e Bellano e i loro misteri” presentato da Luca Crovi con letture di Antonio Ballerio

Il debutto di Vanzina nell’hard-boiled
(Estratto da Storia del giallo italiano, Marsilio, di Luca Crovi)

Si intitolava semplicemente “Il gigante sfregiato” (Newton Compton) ed è stato il debutto nelle narrativa poliziesca del regista e sceneggiatore Enrico Vanzina (poi nel tempo sono seguiti La donna dagli occhi d’oro, Il mistero del rubino birmano, La sera a Roma e Una giornata di nebbia a Milano).

Un romanzo ambientato nella Roma contemporanea che ha il sapore dell’hardboiled classico e che qua e là cita esplicitamente maestri come Raymond Chandler e Dashiell Hammet. Protagonista delle vicende narrate è l’ex avvocato penalista Max Mariani che ha deciso di abbandonare la sua non memorabile professione per diventare detective privato, abbandonando “i codici, i processi, i pubblici ministeri, i giudici” e iniziando ad occuparsi “di quello che precede i processi”. Un uomo che non paga mai le multe, che trova terapeutico giocare a biliardo, abituato a non “incazzarsi mai” e a bere vodka a digiuno tutto il giorno mentre chiacchiera con i suoi clienti occasionali. Uno di questi è Sandrone Manetti, un uomo di stazza gigantesca che potrebbe ricordare un bufalo che ha un passato da ex rugbista (squalificato dalla Lega Professionisti a causa della sua mano pesante) e che adesso fa il rappresentate di abbigliamento sportivo. Sandrone sostiene di essere da tempo pedinato da una strana donna bionda che vuole eliminarlo e che ha già cercato di ucciderlo prima investendolo con la macchina e poi sparandogli.

Il suo racconto sembrerebbe sincero ma c’è qualcosa che apparentemente non torna nei fatti che ha raccontato a Max Mariani che da tempo ha imparato che “quando un cliente racconta i propri tormenti a un investigatore, di solito spara bugie a raffica. La gente si ficca nei guai, sente un disperato bisogno di aiuto ma, quando arriva il tizio che dovrebbe risolvere tutto, invece di sbatterti la verità su di un piatto d’argento, la copre, la nasconde, come se l’idea di sputarla fuori fosse un errore imperdonabile”. L’investigatore potrebbe decidere di mollare il caso subito eppure davanti al suo cliente disperato prova “pietà per quel ragazzone invecchiato e spaventato, per quel corpo da pachiderma mosso dalla fragilità di un adolescente”. Accetta così di ospitare Sandrone per qualche giorno a casa sua mentre lui cercherà di dare un volto alla donna killer facendolo dormire nel suo appartamento popolare dislocato dalle parti di un quartiere elegante come quello di piazza Ungheria. I due individui sembrerebbero essere in qualche modo legati e solidali visto che entrambi sono convinti che “le donne sono la loro rovina” ma anche che “le donne prima ti illudono, poi ti sparano”. E la loro complicità si rinsalda fin dalla prima aggressione che subiranno da parte di uno spacciatore venezuelano armato di coltello. Sarà dopo quest’evento che Sandrone confesserà di non poter andare in reealtà alla polizia perché ha trovato un uomo impiccato in casa sua. Un cadavere che ha lasciato là a marcire per paura di essere accusato di un omicidio. Il corpo del marito della bionda che ha deciso di accopparlo e che curiosamente si presenterà come cliente proprio da Max Mariani. Enrico Vanzina è abile nell’incrociare situazioni drammatiche ed ironiche fra le pagine del suo “Il gigante sfregiato” ambientato nella Roma multietnica contemporanea.

L’autore è consapevole che la violenza e lo humour sono sempre andati a braccetto nell’hard boiled. Proprio per questo leggendo alcune scene viene spontaneo pensare a certi film dei fratelli Joel e Ethan Coen ma anche a certi romanzi scanzonati di Carletto Manzoni e Sergio Donati.