Perché piacciono i gialli?

Cosa spinge milioni di persone a leggere storie che parlano di paura, mistero, crimini e giustizia. È una domanda che mi sono sentito fare spesso durante la ventesima edizione di Tutti i colori del giallo.

E molti si sono chiesti anche perché un festival di questo tipo abbia così seguito e successo e perché la comunità di Massagno lo segua con così tanta attenzione. Potrei rispondere con una frase di Gilberth Keith Chesteron, il creatore di padre Brown: “Un racconto senza morti per me resta ancora un racconto senza vita… il giallo è l’unica forma di poesia che permette di raccontare la contemporaneità”.
Ma potrei anche citare Massimo Carlotto che sul palco del Cinema Lux pungolato dalle domande di Piergiorgio Pulisci ha spiegato parlando del ruolo narrativo del noir: “cercare di ristabilire, almeno in un romanzo, la verità, secondo me, è una cosa necessaria: è uno di quegli impegni che la cultura deve avere, nel senso che il romanzo, anche se è la cosa più finta che c’è al mondo, può raccontare molto, perché può raccontare la realtà”.

Continua a leggere: Scarica il giornale in pdf