Il nome della rosa, Jean-Jacques Annaud (2013)

Nel 1327, alcuni terribili omicidi sconvolgono un’abbazia benedettina sperduta sui monti del Nord-Italia. Nel monastero dovrà svolgersi un importante concilio francescano a cui è chiamato a partecipare il dotto frate Guglielmo da Baskerville. Nel contempo, l’abate affida a Guglielmo le indagini degli omicidi in virtù della sua esperienza di inquisitore, senza dimenticare le vociferazioni sull’Anticristo che da sempre circolano nell’abbazia. Il francescano, insieme al suo giovane novizio Adso da Melk, si ritrova in un ambiente ostile, un’abbazia piena di libri e di cultura ma anche segreta e spaventosa, su cui dovrà indagare prima dell’arrivo della Santa Inquisizione. (wikipedia)

Tutta la sua carriera rappresenta il tentativo di realizzare grande cinema spettacolare di intrattenimento all’europea, alternativo al cinema industriale hollywoodiano. Nei suoi film ha spaziato nei più diversi luoghi ed epoche, dall’Africa coloniale durante la prima guerra mondiale (Bianco e nero a colori) alla preistoria (La guerra del fuoco), dall’Italia medievale (Il nome della rosa) al Canada del XIX secolo (L’orso), dall’Indocina dei primi decenni del XX secolo (L’amante e Due fratelli) al Tibet durante la seconda guerra mondiale (Sette anni in Tibet), dalla battaglia di Stalingrado (Il nemico alle porte) alla Grecia pre-omerica (Sa Majesté Minor). Dal 2007 è membro dell’Académie des beaux-arts.

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