Published On: 12 Aprile 2023Categories: Ospiti

Fra le tante esperienze che ha avuto l’eclettico Bruno Gambarotta c’è stata anche quella di incontrare personalmente Georges Simenon e proprio per questo ha pensato di realizzare un “Intervista impossibile a Simenon” che verrà messa in scena il prossimo 3 maggio a Massagno al Cinema Teatro Lux.

“Nel mese di ottobre del 1963 – racconta Gambarotta – quando ancora svolgevo le mansioni di cameraman, ho trascorso una settimana nella casa di Georges Simenon su una collina vicino a Losanna. Non ero solo, con me c’era un’intera squadra di riprese esterne. Telecamere grandi come frigoriferi, gruppo elettrogeno per alimentare i “bruti” da 5000 e 10000 watt, camion di regia, per la videoregistrazione, per il parco lampade. Cavi, macchinisti, tecnici, elettricisti, carrellisti, microfonisti, autisti, assistenti: la nostra presenza per forza di cose fu così ingombrante che Simenon, dopo la nostra partenza, cambiò casa. Eravamo lì per riprendere una lunga intervista all’autore di Maigret da inserire nel ciclo di programmi intitolato: “Un’ora con…”. Intervistatore e curatore della serie era un giovane giornalista triestino, Pio De Berti Quarantotti Gambini, che anni dopo sarebbe diventato direttore della Seconda Rete Rai (Beppe Grillo disse di lui: “Ha più cognomi che idee”). Confesso che a quella data non avevo ancora letto una sola pagina di Simenon, sapevo solo che era uno scrittore famoso, perciò il primo giorno di lavoro mi presentai con la mia macchina fotografica a tracolla. La sua segretaria mi bloccò dicendo che il padrone di casa non gradiva che si facessero fotografie. Richiesta più che legittima! Mentre mi liberavo prontamente dell’apparecchio, lei mi disse che potevo fare domanda al suo titolare per avere il permesso di fotografare. Va bene, risposi, glielo chieda. Non era sufficiente, bisognava compilare una regolare domanda scritta; di fronte alle mie perplessità lei si offrì di battermela a macchina. Come in un ministero! Firmai la domanda e il giorno dopo mi fu comunicato che ero libero di scattare tutte le fotografie che volevo”.