Cari amici di Tutti i colori del giallo oggi vogliamo accendere i riflettori sull’ultimo noir di Bruno Morchio che sarà ospite del festival a Massagno il prossimo 4 maggio. “La fine è ignota” è stato pubblicato nella collana Nero Rizzoli e il titolo rimanda a uno dei gialli più intriganti del Novecento, “The end is known”, di Geoffrey Holiday Hall, uscito nel 1949 negli Stati Uniti e edito in Italia nel 1952 da Mondadori col titolo “La morte alla finestra” e poi da Sellerio con quello originale.
Il titolo è la citazione di due versi del Giulio Cesare di Shakespeare. L’autore non ha pubblicato altri libri, qualcuno ritiene che G.H.H. sia uno pseudonimo. Leonardo Sciascia ha indagato a fondo senza reperire traccia della sua identità. Protagonista de “La fine è ignota” di Bruno Morchio è Mariolino Migliaccio di professione investigatore privato. Ha poco più di trent’anni e neanche un soldo. Ha sempre fame e anche quando riesce a rifugiarsi in trattoria a spendere quel poco che raggranella non mette sui mai un etto. E’ un grande amante del cinema noir e un po’ si sente come Sam Spade il detective inventato da Dashiell Hammett. Ha il suo stesso rapporto con l’alcoool e la strada. Non ha né licenza né ufficio e riceve i clienti in un bar malfamato dei carruggi. Da quando sua madre che faceva di mestiere la bagassa ha perso tutto e tutti tranne il suo infallibile fiuto. L’hanno soprannominato fottignin scottizzoso perché è un guardone ficcanaso, lo era da piccolo anche quando sbirciava sua madre a letto con i suoi clienti. Lei ha fatto in modo che studiasse al classico e per anni ha saputo difendersi da sola perché sapeva distinguere gli uomini dal loro odore e si teneva lontana da quelli dall’odore disonesto. Eppure un giorno un assassino è entrato a casa sua e l’ha massacrata a pugnalate senza lasciare tracce. E per questo per dare un volto a quell’omicida che nessuno ha ancora scovato che Mariolino ha deciso di darsi alle investigazioni. Lo aiutano a lavorare il suo cellulare e la sua esperienza di ricerche in Internet e nelle sue giornate di solitudine oltre al vino e alla sambuca gli fa compagnia la musica di Paolo Conte, Guccini, De André. Insieme al cinema, la musica è stata per me una medicinadell’anima, una compagnia contro la solitudine e un sedativo della gelosia e della rabbia. Mariolino conosce ogni angolo di Genova e sa rovistare nei posti giusti per svelare i segreti della città.
E non è un caso che Luigi il Vecchio, boss che gestisce una casa di tolleranza travestita da centro benessere, lo abbia assoldato per cercare Liveta, una delle “sue ragazze” sparita chissà dove. Il vecchio ha particolari attenzioni per Mariolino perché aveva una speciale venerazione per sua mamma la Wanda. Ma il Vecchio che si esprime in genovese e filosofeggia sul mondo non ha l’animo buono e con i soldi ha sempre comprato tutto e tutti e non ha mai lasciato che nessuno fermasse la sua ascesa nel mondo criminale. Per Mariolino però lavorare per lui è la sicurezza di non dormire all’adiaccio di guadagnarsi un pasto caldo e di non dover scaricare almeno per qualche giorno le cassette al mercato. Bruno Morchio nel suo “La fine è ignota” ci regala uno spaccato noir della Genova dei giorni nostri divertendosi a usare varie lingue: il genovese, il romanesco, l’albanese. Che danno l’idea della multietnicità della sua città di mare e accentuano i chiaroscuri di un modo in cui legalità e illegalità si mescolano da sempre.
