Published On: 23 Aprile 2026Categories: News, Ospiti

di Luca Crovi

Quanti segreti può nascondere l’Appennino nei suoi boschi? Quanto dura il ricordo di una persona? Quanto risuona l’eco di un delitto? Quanto cambierà nel tempo la memoria vittima e quella dell’assassino?

Alcune di queste domande illuminano l’ultimo libro del musicista e scrittore Massimo Zamboni intitolato “Pregate per Ea” (Einaudi) che sarà al centro di uno speciale recital musicale e narrativo il 21 maggio  per l’edizione 2026 del Festival Tutti i Colori del giallo. Sul palco del al Cinema teatro Lux di Massagno andrà in scena una storia nera e triste che emerge dal passato come una lirica o una ballata, scandita in maniera polifonica da voci diverse, talmente opposte che non è facile per i lettori capire chi credere e comprendere le ragioni di chi è morto e di chi è sopravvissuto.

Tutto ha avuto origine dopo il ritrovamento da parte di Massimo Zamboni di un masso di arenaria isolato in una faggeta. Uno strano oggetto dove una mano illetterata aveva inciso poche parole con uno scalpello: “1870/IN PACE/ DOMENICA GEBENINI/ FU UCCISA/ PREGATE PER EA”. Da quel ritrovamento è partita l’indagine su uno strano delitto e viene evocata la storia di Maria Domenica Gebennini, sepolta, uccisa e rimasta invendicata. Un ricordo tragico il suo che si conserva da un secolo e mezzo nella Val d’Asta. In un luogo chiuso, dove la conca delle montagne trattiene il ricordo orale di cronache secolari. Ognuno qui lo ha adattato modificandolo in leggenda: dai trisavoli ai nonni dei padri ai vecchi fino agli ultimi nipoti.

Qualcosa ha conservato quella storia così come si è preservata quella lapide nel bosco che non è stata inghiottita nel nulla. Massimo Zamboni con la stessa acuta perizia dei suoi accordi di chitarra prestati all’immaginario musicale dei CCCP e dei CSI intona una ballate triste che ci svela cos’è suggesto in un ripiano sopraelevato tra Monteorsaro e Roncopianigi. Là dove i boschi di faggio si diradano e lasciano scoperta una radura che tutti conoscono come Biastmador. Ma non è una bestemmia quella che è risuonata  nel primo pomeriggio del 22 giugno 1870 bensì fu un grido disperato di donna che ha fatto accorrere la gente. Quello che vedono i paesani quando arrivano richiamati dalle urla “è una donna riversa a terra, al piede di un pioppo ad alto fusto. Giace supina col capo piegato a sinistra, il volto a ponente e i piedi a levante; ha le braccia distese parallele al tronco e gli avambracci piegati, i piedi divergenti. Attorno a lei l’Oliva, la Marianna, Gambaccia, la piccola Maria; e nessuno che sappia cosa fare”. La Zannobbia Gebennini corre in paese e annuncia di casa in casa: “È stata uccisa, un brutto fatto! Gambaccia, il Lorenzo Puglia, ha ammazzato sua cognata Maria Domenica, la moglie di suo fratello Felice!”. La gente rimane sconvolta dalla notizia e salgono in valle intrepidi due carabinieri per custodire il cadavere e aprire un’inchiesta. Lo fanno ben sapendo che quella è una zona pericolosa dove sono successi altri fatti di sangue e dove l’Arma non è di certo amata dalla popolazione. Sono matti, strani e pericolosi quelli che vivono lassù. Ma cos’è davvero successo nel bosco? Come è stata perpetrata la violenza e da chi? E perché sulla vittima e sulla sua famiglia girano strane voci?

Massimo Zamboni è cerca di ricostruire le vicende, mescolando racconti, articoli di giornale e atti processuali. Ma quanto spesso il ricordo può diventare pettegolezzo così come una tragedia può assumere i contorni di una leggenda. A dieci anni da “L’eco di uno sparo” (Zamboni) in cui Massimo Zamboni aveva indagato su un fatto legato al passato della sua famiglia ora si è fatto di nuovo investigatore al servizio della memoria di una comunità, consapevole che spesso le vittime non hanno giustizia e che i loro nome se non fosse inciso su una lapide verrebbe spesso dimenticato. Incrociando lo stile del reportage, degli atti processuali e del noir “Pregate per Ea” è un’indagine lucida a più voci che ha in sé lo spirito della comunità montana d’Appennino. Un’opera che verrà messa in scena al Cinema Lux in tutta la sua intensità con il desiderio di esprimere come spesso l’incomprensione e l’ignoranza attraversino i secoli e tentino in vano di cancellare la memoria delle ingiustizie.  Ma basta una lapide, un romanzo o una canzone a testimoniare una tragedia e a ricordare la morte di persone innocenti.   

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