A sorpresa si aggiunge un altro ospite alla diciottesima edizione di Tutti i colori del giallo. Sarà infatti Gianni Biondillo a presentare Enrico Pandiani e Marco Vichi il prossimo 6 maggio al Cinema Lux.
Di recente Biondillo ha pubbblicato la nuova avventura del suo ispettore Ferraro intitolata “i cani del barrio” (Guanda). Commedia e tragedia vanno a braccetto in questo noir che ha nel centro del suo mirino narrativo il racconto dell’involuzione della società in una metropoli come Milano ed evidenzia in particolare il disagio giovanile delle nuove generazioni che vedono nella “riccanza” l’obbiettivo delle loro gesta criminali. Il romanzo si apre con il rapimento dell’imprenditore etico Fabrizio Ridolfi raccontato da un cacciatore sopra le righe a un poliziotto arrabbiato.
Una lunga sequenza ritmata da violenza e ironia che introduce il primo dei due casi di cui si dovrà occupare Ferraro. Il secondo riguarda la scomparsa di un quattordicenne denunciata dalla madre che racconterà agli inquirenti la vita di strada del figlio Carlo Pedro Ochoa. La donna sa di avere sbagliato, di avere buttato via la sua vita e quella del figlio. Aveva sognato per lui e per lei una vita diversa “l’aveva iscritto all’alberghiero, tutti mangiano, e` un lavoro sicuro, se lo vedeva bene in livrea a servire ai tavoli, e poi a lei piace cucinare il ceviche de camaro´n, ma anche i piatti della Sierra, l’hornado o le empanadas”. Poi il destino ha portato entrambi a dover sopravvivere e, poco a poco, sono sprofondati in una situazione pericolosa dove solo i più duri sopravvivono: le “bestie feroci, perros locos, cani del barrio. Pura razza bastarda”. Ma non è una questione di etnia, l’ispettore Ferraro lo sa benissimo, ci vuole poco alle nuove generazioni per finire nel baratro e non ritornare più indietro. Lui che si trova per la prima volta a scoprire che le precedenti periferie dove è vissuto come Quarto Oggiaro o Via Padova forse erano più umane di un luogo di annientamento e degrado come il Boschetto di Rogoredo. E il poliziotto costruito da Biondillo è da tempo inadeguato a tutto ciò che lo circonda anche come uomo: “sentirsi in colpa era la sua condizione naturale.
Qualunque scelta facesse aveva la certezza che sarebbe stato meglio farne un’altra. E se all’ultimo la faceva per davvero, se cambiava in corsa la sua scelta, i fatti gli avrebbero dimostrato che gli sarebbe convenuto rimanere alle posizioni di partenza. Che non c’era niente da cambiare e che cambiando, quindi, sbagliava. Era impossibile vivere cosı`, significava restare immobili, incapaci di ogni azione, quindi era giunto alla conclusione che se ne doveva fottere. Sbagliare avrebbe sbagliato in ogni caso, quindi tiremm innanz e non pensiamoci più” . A risollevarlo da una possibile depressione è il rapporto meraviglioso che ha con sua figlia Giulia che lo aiuterà non solo a risolvere alcuni banali problemi di quotidianità domestica ma soprattutto gli aprirà gli occhi sul nuovo mondo della criminalità giovanile e sul disagio che vivono i suoi coetanei.
Grazie alla presenza di personaggi bizzarri come Mimmo O Animale lo scrittore riesce a inframmezzare scene drammatiche a siparietti ricchi di humour in un romanzo che è una vera e propria discesa nei gironi nell’Inferno metropolitano (l’omaggio a Dante è voluto ed esplicito in più punti). E il sorriso più che il sarcasmo risulterà essere l’arma migliore per Ferraro per affrontare i problemi che rischiano di minare per sempre l’anima della sua Milano.
