Il commissario Franco Bordelli è un personaggio che è entrato nel cuore dei lettori, romanzo dopo romanzo, grazie al talento narrativo del suo creatore Marco Vichi.
E Bordelli è un uomo che ha vissuto la guerra al fronte, i terribili mesi dell’occupazione tedesca, i bombardamenti alleati, il mercato nero, le torture a Villa Triste ma anche il dopoguerra fiorentino e la grande alluvione del 1967. Non è mai stato un santo e ha amato da sempre frequentare più i delinquenti che i poliziotti. Cena spesso con ladri e prostitute per i quali ha più rispetto che per la gente apparentemente perbene.
Per illuminare alcuni momenti del passato di Bordelli Marco Vichi, che sarà ospite il prossimo 6 maggio alla diciottesima edizione di Tutti i colori del giallo, ha deciso di raccogliere in un’antologia intitolata “La casa di tolleranza” (Guanda) tre storie singolari del commissario Bordelli. La prima che ha lo stesso titolo della raccolta è ambientata nel 1949 nel periodo in cui finita la guerra, il giovane poliziotto sta ancora cercando casa ed è costretto a fare retate nei casini di Firenze su richiesta del questore Rossano “che due o tre volte all’anno ordinava di irrompere nelle case di tolleranza per un controllo, alla ricerca di reati di ogni genere, dai più banali, come l’alcol di produzione clandestina e le sigarette di contrabbando, fino ai più gravi, come la ricettazione, la droga o la minore età delle prostitute, che a volte erano ragazzine scappate di casa”. Il questore imbastisce queste retate “nella speranza di un «colpaccio», come trovare un ricercato o delle armi nascoste” ma per Bordelli sono sortite inutili dove preferisci di solito mettersi a fumare con le ragazze e bersi un rosolio in tranquillità rispettando la loro riservatezza. E così in una vecchia palazzina maleodorante fa amicizia di via delle Burella con la più bella e dolce delle ragazze che lavorano per Madama Fedora. Si tratta di Rosa con la quale si apre un lungo rapporto di comprensione e stima reciproca che durerà tutta la vita. E se la donna si rifiuterà di fare un maglione al giovane commissario, Bordelli però non potrà evitare di mettersi ad indagare per lei su un tipo particolarmente sospetto. In “Morto due volte” (storia già apparsa tempo fa in versione graphic novel illustrata da Werther dell’Edera) il commissario investiga sulla doppia sepoltura di Antonio Samsa, il cui nome gli appare su una lapide passeggiando per il cimitero de le Porte Sante. Nell’ultimo racconto intitolato “Natale di guerra” ci troviamo nel’43 “in Abruzzo, alle pendici della montagna sulla cui sommità si trovava Torricella Peligna, quando il fronte era incagliato lungo la Linea Gustav. Qualche settimana dopo l’8 settembre, quando la Marina Militare aveva cominciato a reclutare sulle navi i volontari per ricostituire il Reggimento San Marco, che durante la campagna d’Africa si era coperto di gloria difendendo Tobruk. Erano tornati in pochi da quella tragica avventura, ma adesso per cacciare i tedeschi dall’Italia c’era di nuovo bisogno di un corpo speciale, capace di facilitare l’avanzata degli Alleati. Così Franco Bordelli non aveva esitato un secondo ad accettare la proposta e si troverà a scambiarsi storie ed emozioni con alcuni commilitoni, fra i quali troviamo anche lo scrittore Curzio Malaparte che confesserà agli altri di essere «inorridito dalla bassezza che può raggiungere l’uomo, così come sono ammirato dal sublime che ogni tanto sa esprimere. Ma quando mi metto a scrivere, è la bassezza che mi preme di raccontare”.
I soldati trascorreranno la notte della vigilia insieme. E nelle loro storie vengono evocate vecchiette dal cuore d’oro che nascondono incredibili misteri, ma anche bambini dispettosi che niente e nessuno può fermare. Favole nere che di certo non augurano la buona notte agli uomini al fronte ma li mettono però a confronto con le loro emozioni. Emozioni forti che proverete leggendo l’antologia “La casa di tolleranza” di Marco Vichi edita da Guanda.
