L’ultimo romanzo di Enrico Pandiani intitolato “Fuoco” (Nero Rizzoli) verrà raccontato a Tutti i colori del giallo il 6 maggio alle ore 18 al Cinema Lux dove i lettori scopriranno i segreti della Banda Ventura da lui creata
Perchè ti piace spesso raccontare squadre nelle tue storie?
La squadra è interessante in quanto unicum e allo stesso tempo un insieme di individui. Per questo la trovo molto stimolante, perché le varie individualità, capacità, qualità – e pure i difetti – di ciascun individuo che la compone, possono essere estremamente interessanti ai fini della storia. In maniera particolare, nel romanzo di genere, è interessante il lavoro sulla squadra quando il compito che devono assolvere non è esattamente la loro specialità. Devono quindi ingegnarsi e mettere insieme le proprie abilità per riuscire a portare a termine il compito che l’autore ha loro assegnato.
Come sono nati i criminali protagonisti di “Fuoco” (Rizzoli) e ce li puoi presentare?
Sono nati da un’idea di antitesi rispetto a les italiens di Mordenti. Quelli sono poliziotti, questi, al contrario, sono criminali di diversa levatura, ma comunque dall’altra parte della barricata. Max Ventura è da sempre considerata la guida (anche spirituale) del gruppo. È il vero delinquente, quello che rapinava le banche e, probabilmente ha anche ammazzato delle persone. Ora gestisce un ristorante con Federica, la sua compagna. Sanda è nera, di origini malgasce. È la più giovane, la più inquieta. È stata prostituta, poi entraineuse e infine ballerina al Crazy Horse. Ha ucciso un uomo per evitare uno stupro e, forse, di essere uccisa. Gestisce una palestra con Salvo, suo socio ma anche compagno. Abdel è un cabilo dell’Algeria, ha quarant’anni, è omosessuale e porta avanti una relazione con Teodoro, un avvocato piuttosto noto in città con il quale condivide la passione per le auto d’epoca che sono proprio ciò che lo ha portato a delinquere. Ha un’officina nella quale ripara meravigliose auto storiche. Vittoria, infine, è una donna di quarantacinque anni, che porta avanti una bellezza un po’ sciupata e il fascino innato della sua eleganza. Rispetto agli altri tre, appartiene a un ceto sociale parecchio più elevato e la giustizia le è piombata sulla testa a causa di cattive compagnie. Essendo una infermiera laureata, ha trovato lavoro in ospedale. Ha una figlia di 16 anni, Matilde, alla quale è molto affezionata.
Perchè scrivi noir?
Bella domanda, anche perché di regola, da lettore, preferisco leggere altro. Ma il noir è sempre stato nelle mie corde, fin da quando scrivevo e disegnavo fumetti. Penso che mi piaccia così tanto perché è un genere letterario che mi da immense possibilità per raccontare la mia visione del mondo, i contrati, le storture e le difficoltà propri della nostra società. Rende possibile entrare nella stratificazione complessa di una città e permette di scavare a fondo in quel limo fertile e pieno di storie da raccontare che si cela nelle parti meno viste e più difficili da considerare.
