Con il suo “Ombre sul Naviglio” (Sonzogno) Rosa Teruzzi aprirà gli incontri letterari della diciottesima edizione di Tutti i colori del giallo il 4 maggio alle 18.00 al Cinema Lux intervistata dalla giornalista Anna Bernasconi.
Come è nata la tua serie, come hai scelto l’originale ambientazione milanese e le tue protagoniste?
Questa serie è nata dalla mia passione per la botanica e per i libri e dalla mia professione di cronista di nera. In realtà non avevo previsto di scrivere gialli, volevo raccontare le dinamiche di relazione in una famiglia di sole donne, ma – visto il lavoro che faccio– è stato quasi inevitabile che le avventure delle mie protagoniste assumessero una tinta noir. In ogni caso desideravo che si trattasse di detective dilettanti, perché non dovessero fare i conti con le pastoie burocratiche cui devono sottostare gli inquirenti veri. Ecco quindi che la protagonista principale dei miei romanzi è un’ex libraia che si è reinventata fioraia specializzata in bouquet di nozze. E non è un caso che la sua spalla investigativa (e comica) sia la madre, un’eccentrica insegnante di yoga dall’animo hippie. Tutte le indagini di Libera e Iole partono dal vecchio casello ferroviario in cui abitano, con la rispettiva figlia e nipote poliziotta Vittoria, nel popolare quartiere del Giambellino cantato da Giorgio Gaber e a due passi dal Naviglio Grande. Ma ogni storia ha come sfondo un quartiere diverso di Milano o un paesino del lago di Como di cui la famiglia di Libera è originaria. Per dare maggiore verosimiglianza alla trama gialla ho affiancato alle mie Miss Marple del Giambellino due personaggi cui è permesso investigare per professione: Temperante Cagnaccio, il burbero capocronista di un quotidiano del pomeriggio e la sua migliore allieva, Irene detta la Smilza, una ragazza sensibile e intuitiva, con un dono segreto.
In “Ombre sul Naviglio” (Sonzogno) hai creato un’originale banda di ladri ce li puoi descrivere e spiegarci le motivazioni del loro agire?
Si tratta di tre rapinatori non più giovanissimi, secondo i testimoni, che colpiscono obiettivi all’apparenza poco interessanti dal punto di vista economico (bar di periferia, centri sportivi e perfino un circolo ricreativo per anziani) e lo fanno in costume da Gatto con gli Stivali, Fata Turchina e Zorro. Questo è il primo dato che colpisce le mie protagoniste quando il loro “complice” nelle indagini, il capocronista Cagnaccio, le convince a seguire il caso. Come mai questa strana banda di malviventi non agisce nell’ombra, come sarebbe naturale, ma sembra cercare i riflettori dei media? Forse vogliono lanciare un messaggio? Possibile che, più che ladri, il Gatto con gli Stivali e i suoi siano dei vendicatori? Di sicuro, almeno uno di loro non agisce spinto da avidità. Ed è una misteriosa lista di nomi a dettagli l’agenda.
Che crimini racconti nelle tue storie?
Proprio per la loro natura di detective dilettanti, le mie protagoniste si trovano principalmente coinvolte in storie “passionali” che hanno a che fare con i nodi da sciogliere nelle loro vite o con in quelle di amici, parenti e clienti: figli scomparsi, la ricerca di un padre mai conosciuto, una fuga d’amore scandalosa e così via. Si tratta spesso di cold case che affondano le radici nel passato, in oscuri segreti di famiglia. Storie verso le quali Iole è spinta dalla sua naturale, capricciosa, curiosità, mentre Libera, poco incline a impicciarsi nelle vicende altrui, ne starebbe volentieri fuori. Ma è un istintivo desiderio di raddrizzare i torti subiti a muoverla. Perché è convinta, come le ha insegnato suo nonno, che non ci sia giustizia senza verità e che solo la verità, anche la più amara, ci renda liberi.
In questo senso, l’indagine di “Ombre sul Naviglio” rappresenta un’eccezione. Libera e sua madre si mettono sulle tracce dei banditi mascherati su esplicita richiesta dei loro amici giornalisti, ma presto questa caccia al ladro li porterà a confrontarsi con il movente taciuto del Gatto con gli Stivali e con un segreto che riguarda, ancora una volta, la loro famiglia.
